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lunedì 8 marzo 2010

Progetto Takhi

Takhi  significa Spirito.

E’ il nome con cui le popolazioni mongole chiamano il piccolo cavallo rustico e selvaggio  che condivide con loro gli ampi spazi  della steppa e le colline della Mongolia. Da lui, circa 5.500 anni fa, derivano i primi cavalli domestici che dal Gobi e dal vicino Kazakhstan hanno colonizzato dopo duemila anni l’ Europa, l’ Africa e quindi le Americhe e l’Oceania. E’ il nome dell’ unico autentico cavallo selvaggio rimasto su questa Terra. 

Cacciato come trofeo e per procurare il muco della sua gola per i riti degli sciamani asiatici,  o catturato per rifornire i giardini zoologici, nel 1968 fu avvistato per l’ultima volta nel Gobi e dichiarato estinto allo stato libero. Destino  condiviso con il  Tarpan ( estinto agli inizi del ‘900), ma il Takhi o Equus ferus Przewalskii  ha avuto una chance: gli esemplari in cattività hanno permesso nel 1992, dopo 30 anni di paziente lavoro,  di reintrodurre nel Gobi i loro discendenti.

La Fondazione FPPPH e il Gruppo ITG International Takhi-Group si stanno occupando del ritorno del Takhi e della sua salvaguardia nell’ Hustai National Park.

L’ ITG International Takhi-Group ha una fan page su Facebook.

Non sappiamo ancora se per il Takhi ci sarà un lieto fine,  la specie è tuttora considerata ad alto rischio di estinzione e ci sono solamente 140 cavalli presenti e monitorati nel parco.

Questa è la vera storia di Spirit, il finale è ancora tutto da scrivere, farla conoscere è aiutarlo.

I miei prossimi dipinti racconteranno del cavallo selvaggio della steppa, voglio che anche questo serva a vederlo galoppare ancora, libero.

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